Una rivoluzione culturale per costruire un futuro migliore: Beate Vivo Farm, ovvero la voglia di fare qualcosa di generativo

Ombretta Zulian e Ketty Panni - Beate Vivo Farm S.r.l.
foto fondatrici Beate Vivo

Beate Vivo Farm non è – sic et simpliciter – una compagine di imprese, così come ci definiamo, che vedono nel valore condiviso e nella generatività sociale le uniche vie per fare business.
Beate Vivo Farm è, prima di tutto, il frutto dell’esigenza di fare qualcosa di più e di diverso. Una risposta a un desiderio di evoluzione, a quello che il poeta romano Marziale diceva ormai venti secoli fa: non est vivere, sed valere vita est. Non basta vivere, quindi, ma bisogna farlo bene, sfruttando appieno l’occasione unica, irripetibile, che è il nostro cammino su questa terra. Questo ci ha spinto verso Beate Vivo Farm: il bisogno di una crescita, di un cambio di passo.

Dove potevamo portare la nostra goccia di splendore, in quale ambito? A ognuno il suo mestiere, ecco perché ci siamo mossi nel campo che più conoscevamo, quello dell’impresa. Abbiamo subito individuato un parallelismo interessante, a partire da una mancanza comune. Fra donne e uomini, così come fra le imprese, c’è qualcosa che è andato perdendosi e che invece va recuperato: la relazione. Un bisogno e una ricerca costanti di confronto e di vicinanza che le persone cercano.

La relazione è un motore potentissimo. Anche in economia: crea produttività. In generale, per tutte e tutti, è il massimo generatore di felicità. E su questo Beate Vivo Farm vuole operare una rivoluzione culturale, un fondamentale cambio di prospettiva: utilizzare la felicità come misura e indicatore del successo. Nell’economia, come nella vita.

Felicità e relazione al centro cambiano il nostro modo di pensare e, soprattutto, di agire. Basti pensare alle aziende. Spesso sentono il bisogno di elevarsi ma lo fanno senza coltivare il legame con la realtà che le circonda. Ponendo la felicità e la relazione al centro dei nostri interessi possiamo cambiare il nostro modo di pensare e, soprattutto, di agire.

Il rischio è quello di vedere sorgere cattedrali nel deserto, senza fondamenta, di sentirsi criceti che corrono veloci, apparentemente liberi, ma che in realtà sono chiusi in una gabbia.

Senza relazioni, tutto si perde. I problemi si riconoscono, ma ne se demanda ad altri la soluzione. Tutto accade e noi non ne siamo attori, ma spettatori, come davanti a una serie televisiva. Avvincente, magari, ma sulla quale noi non possiamo incidere.
Beate Vivo Farm è quindi un nuovo paio di occhiali da inforcare per mettere meglio a fuoco la realtà. È un metodo che si basa sulla conoscenza, sullo studio, sulla ricerca di soluzioni e sulla loro messa in pratica. Può costare fatica, come qualsiasi altro conseguimento di valore. Mettere la felicità al centro, però, ci permetterà di aprire gli occhi e affrontare realmente i problemi che ci circondano. Ragazze e ragazzi sempre più in difficoltà (ai quali la pandemia sta creando danni incalcolabili), anziani soli, patologie dall’insorgenza sempre più precoce. Le relazioni sono la chiave per decifrare, e cambiare, questa realtà. Ampliare così i nostri confini, creando automaticamente ricchezza. Facendolo, sempre in ambito imprenditoriale, con processi circolari, portatori sani di quello che potremmo definire «profitto felice».

Beate Vivo Farm, in sintesi, siamo noi: un gruppo di donne e uomini di impresa che si fanno promotori del cambiamento, con una visione di medio e lungo periodo, contribuendo a costruire un futuro migliore. Per tutti.

 

Ombretta Zulian e Ketty Panni
Cofondatrici Beate Vivo Farm

CONDIVIDI

Iscriviti alla Newsletter