Trivellato, i segreti di un business etico a ispirazione «democratica». Entro il 2027 ecco la «transizione completa sull’elettrico»

Luca Trivellato - Trivellato spa
concessionario trivellato

«Il mondo dell’auto è performance e velocità. Ora stiamo scoprendo un nuovo modo di rapportarci al mercato». Portare avanti un business consapevole, in ogni settore produttivo, significa riflettere tanto sull’impatto che la propria attività ha nella società (e nell’ambiente), quanto sul modo in cui lo si costruisce. Luca Trivellato, titolare delle storiche concessionarie Mercedes vicentine, ci parla dei valori portati avanti dall’azienda – che sarà tra le protagoniste di Beate Vivo Expo-Summit nel maggio 2022, tra abitudini responsabili e sfide decisamente più moderne.

 

Di cosa si occupa la vostra azienda?

«Da 60 anni distribuiamo prodotti Mercedes, sia auto che veicoli industriali. Come azienda in realtà l’anno prossimo compiremo 100 anni e siamo tra le più antiche aziende di distribuzione sul territorio».

Perché avete deciso di entrare in Beate Vivo Farm?

«Il mondo dell’auto è purtroppo ancora visto solo come un settore inquinante. Noi riteniamo che non sia più così, oggi. Rappresentiamo un marchio che sta realizzando tutte le auto che produce sia con motore termico che con motore totalmente elettrico. Entro il 2025-2027 avverrà una transizione completa sull’elettrico. Noi apprezziamo molto questo sforzo, e stiamo certificando anche la nostra impronta verde, perché essendo un’azienda di servizi inquiniamo poco, e mettiamo in campo azioni di riciclo per le batterie e l’olio esausto. Insomma, crediamo in un nuovo senso di responsabilità, come impresa, verso l’ambiente, così come verso le persone».

Nella vostra azienda applicate politiche di welfare?

«Il nostro welfare aziendale è molto semplice. Partiamo da stipendi più alti della media del settore, e poi ogni dipendente ha un sistema premiante legato a obiettivi annuali. Con la fondazione Francesco Trivellato, dedicata a mio padre, assegniamo borse di studio ai figli dei nostri dipendenti».

Quanto è importante per voi la costruzione e la condivisione di relazioni positive in azienda – al di là del business?

«Per noi lo era anche prima che si parlasse di welfare. In azienda abbiamo ereditato un principio di tutela delle nostre maestranze che arriva da una visione molto vicina agli insegnamenti di Adriano Olivetti. Princìpi di una cultura più di matrice teutonica. Probabilmente un po’ abbiamo assorbito questo dalla Germania. A testimonianza della nostra filosofia c’è l’indice di abbandono dei nostri collaboratori, chi lavora da noi va in pensione dopo 42-43 anni in azienda. Questo è un segnale di come funzionano i rapporti in Trivellato. Se si sta bene in azienda c’è meno bisogno di welfare, molto spesso più annunciato che reale».

Cos’è, secondo lei, un business consapevole?

«Un business consapevole è un business che viene condotto in modo onesto. Tutelando i consumatori e i clienti; responsabilizzandoci a livello sociale ed ambientale con i nostri collaboratori. Quando si fa impresa in modo eticamente corretto nei confronti della società. Organizzando lo sviluppo dell’attività in maniera seria, adottando princìpi di tutela ambientale e sociale. Noi abbiamo firmato un patto etico con i nostri dipendenti. Ci prendiamo cura di tutti loro, garantendo trasparenza e serietà in ogni momento».

 Qual è, dal suo punto di vista, il segreto per vivere felici e produrre benessere?

 «Siamo più di 400 persone in azienda e credo che ognuno di noi consideri l’azienda come se fosse propria. Quando vedo magazzini in ordine, officine pulite, pochissimi giorni di malattia – perché le persone stanno bene anche fisicamente – capisco che l’azienda funziona bene. I nostri rapporti interpersonali sono familiari e quotidiani – ci si dà del tu con tutti – il mio ufficio è sempre aperto. Non è un’azienda verticalista, ma democratica. Anzi, direi socialdemocratica, nel senso più alto del termine, perché l’azienda è un soggetto politico».

Nel 2022 ci sarà il primo Beate Vivo Expo-Summit a Vicenza, sulle relazioni tra azienda e pubblico. Cosa vi aspettate?

«Sarà sicuramente un bell’esperimento. Noi arriviamo dall’industria dei motori, che ha sempre avuto la velocità e la performance come valori. Ora il mondo dell’auto si sta sempre più intrecciando con la responsabilità sociale e ambientale, e noi guardiamo a questo mondo come grande attenzione. È una nuova filosofia, quella del vivere con moderazione, che non apparteneva al mondo dell’automobile. Stiamo scoprendo una maniera diversa di rapportarci al pianeta e al mercato, e questo ci piace veramente molto».

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