Missione famiglia: Inglesina, l’azienda che si prende cura dei neonati (e dove anche si nasce)

Luca Tomasi - Inglesina Baby S.p.A.

Luca Tomasi, amministratore delegato, ci racconta la realtà di un’impresa che ha trasportato generazioni di bambini nel segno della continuità dei valori

Si pensa ad una carrozzina (e quant’altro serve a trasportare un bambino) e si dice Inglesina. Perché l’azienda che ha sede ad Altavilla Vicentina è ormai radicata nell’immaginario di tutti come sinonimo di qualità e attenzione per i neonati. Una «vocazione» talmente forte che l’azienda è arrivata ad ospitare all’interno dei propri stabilimenti una casa maternità gestita da un gruppo di Ostetriche dove nascono di media due bambini al mese. Un esempio concreto di legame con il territorio per una realtà nata nel 1963, che viaggia verso i 60 anni: a livello imprenditoriale sono passate ere geologiche, ma lo spirito che anima Luca e Ivan Tomasi, i due figli del fondatore Liviano, è lo stesso. Ed è proprio Luca, amministratore delegato dell’azienda, a raccontare una realtà che molto si sposa con Beate Vivo Farm, ovvero un network di aziende, associate fra loro, che credono nella forza del valore sociale condiviso, fondamenta per un business sostenibile.

«La nostra è una storia di successo, siamo diventati un love brand per il mercato italiano, e non solo – spiega –. Una storia familiare: dalle stalle che diventano la prima officina, alla crescita organizzativa e dei mercati, all’arrivo dei figli. Ma i valori che ci hanno insegnato mamma e papà ispirano tutt’ora il nostro lavoro: vicinanza al territorio, ai propri collaboratori: ovvero la coscienza di portare avanti una missione. Anche perché entriamo nelle famiglie nel momento più straordinario della vita: quel viaggio nel quale si parte in due, e si torna in tre». Tomasi è ambasciatore di Beate Vivo Farm: un’attitudine, per lui, molto naturale. «Penso che molte aziende di piccole-medie dimensioni, guidate da una famiglia (che sono la stragrande maggioranza nel nostro Paese) abbiano codificato nel proprio Dna il fatto che fare impresa è anche perseguire un valore sociale. Un gran vantaggio: non dobbiamo impararlo, non abbiamo bisogno di grandi percorsi o di certificazioni terze di eticità, ma cresciamo con questo spirito dentro».

Beate Vivo, quindi, per natura. «Da sempre io e mio fratello siamo imprenditori a stretto contatto con i nostri collaboratori e ci sentiamo vicini a loro e alle loro famiglie». Anche quando si è davanti ad una realtà che fattura 54 milioni di euro l’anno e ha 190 dipendenti, con un’età media ancora giovane (45 anni) e più donne che uomini. «Abbiamo un bassissimo turnover, segno che da noi si lavora bene, o meglio: si vive bene». Il cuore del discorso rimane sempre la famiglia, e non solo per vocazione imprenditoriale. «Abbiamo introdotto soluzioni di smart working e facilitiamo i contratti part-time soprattutto per le mamme. Ogni dipendente che ha un figlio ha diritto ad una mensilità in più, quello che noi chiamiamo bonus bebé, e al kit gratuito dei nostri prodotti per il neonato».

Occupandoci di bambini non possiamo che essere sostenitori felici della maternità. Non solo a livello aziendale, ma anche Istituzionale: attraverso il dialogo con la politica cerchiamo di promuovere misure a supporto della natalità. La recente introduzione dell’assegno unico familiare all’interno del  D.L c.d Family Act va nella giusta direzione perché per la prima volta si supera la logica della solidarietà e si introduce il concetto che vede in ogni bambino nato un investimento per il futuro del Paese. È un primo passo, ma è solo l’inizio perché la curva demografica del nostro paese è drammaticamente in ribasso da anni. E questo mi preoccupa, più che come imprenditore, come cittadino.

Il benessere dei bambini ci sta talmente a cuore che abbiamo stretto importanti partnership con reparti di neonatologia, pediatri, ostetriche per individuare e sviluppare soluzioni di prodotto che possano favorire il wellbeing dei bambini. Non solo, nel 2020 abbiamo dato vita ad una Fondazione, la BabyWellness Foundation, un ente scientifico no-profit con lo scopo diffondere la cultura del benessere e dell’armonia della famiglia e del bambino.

Infine, «All’interno del perimetro aziendale – continua Tomasi – ospitiamo anche la casa maternità, Doraluce. Gestita da un gruppo do Ostetriche, la Casa è un luogo di incontro e di preparazione per le coppie in attesa e per chi desidera anche un punto nascita.

Queste sono relazioni che generano contaminazione di idee che aiutano tutti a crescere e si incastrano perfettamente con il territorio in cui operiamo.

 

«Siamo presenti e finanziamo diverse iniziative socio-culturali: siamo legati alla nostra terra, e non potrebbe essere altrimenti». Un’azienda, quindi, che vuole contribuire a quella diffusione di conoscenza e buone pratiche che è uno degli obiettivi di Beate Vivo. «Mi è piaciuta molto l’idea di creare un network di aziende dove condividere punti di vista, lasciando fuori l’aspetto commerciale, ma parlando proprio di visione del futuro. Beate Vivo è una sfida che noi raccogliamo». «D’altronde, accompagnare i bambini nelle fasi più delicate del loro sviluppo fisico e cognitivo è il senso più alto del nostro lavoro e dona un significato profondo alla responsabilità che ci viene affidata. Inglesina si occupa di quei «mille giorni» decisivi per la storia di tutti noi: dal concepimento ai primi anni di vita. E lo fa con un obiettivo chiaro: fare cultura sulla natalità. «I nostri valori distintivi sono la cura per il neonato e l’eccellenza del servizio.  Per questo, dal 1963, ci impegniamo ogni giorno nella realizzazione di prodotti e soluzioni che garantiscano il miglior benessere dei bambini durante il loro percorso alla scoperta del mondo».

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