Il sostenibile equilibrio fra profitto e benessere: il segreto del successo di Punto Curvatura

Timothi Faccin - Punto Curvatura Srl

Timothi Faccin racconta la sua azienda, che fa parte di Beate Vivo Farm. Con l’obiettivo di diffondere conoscenze e idee utili per far convivere risultati economici e sociali

 

Promuovere il «relazionèsimo», cuore pulsante di Beate Vivo Farm nella sua forma più pura, ovvero generatore di benessere e felicità nelle persone e nel sistema economico che ci circonda. Una missione che scarica a terra attraverso l’impegno di un network di aziende, associate fra loro, che credono nella forza del valore sociale condiviso, fondamenta per un business sostenibile. Tra queste c’è anche Punto Curvatura Srl, realtà artigianale con sede ad Acquafredda, in provincia di Brescia, che opera nel settore della metalmeccanica. Un’azienda, primo player italiano e tra i primi 5 in Europa nella curvatura e deformazione di materiali ferrosi e non, che vuole contribuire a diffondere conoscenze, informazioni e idee utili per associare i risultati economici a quelli sociali e ambientali. Ne abbiamo parlato in una lunga chiacchierata con il titolare, Timothi Faccin.

 

Di che cosa si occupa la vostra azienda?

La nostra azienda si occupa di deformazione di metalli non ferrosi con prevalenza nel campo alluminio. È una piccola realtà situata in provincia di Brescia che occupa una quindicina di dipendenti. Core business aziendale è la curvatura di sistemi di facciata (curtain-wall) e di sistemi di movimentazione automatica. Grazie ad un innovativo brevetto ci siamo ritagliati un mercato di nicchia dove artigianalità e tecnologia si fondono per creare forme fluide e aerodinamiche segno distintivo di nuovi scenari architettonici.

Che politiche di welfare applicate all’interno della vostra azienda?

Oltre alle canoniche opportunità di welfare governativo, abbiamo voluto implementare il benessere in azienda con diverse iniziative. Abbiamo creato spazi ricreativi dove potersi relazionare e condividere idee e problematiche in un ambiente non formale dove tutti possano sentire protagonisti del proprio ruolo. Supportiamo i nostri collaboratori con tutte le pratiche burocratiche personali in modo da ridurre eventuali disagi dovuti alla mancanza di tempo o forieri di preoccupazioni famigliari. Queste sono solo alcune attività che applichiamo per il sereno svolgimento della professione in azienda.

Nella vostra azienda perseguite anche obiettivi che non siano solo di profitto?

si, abbiamo da anni intrapreso diverse iniziative che non siano solo atte al profitto, partendo dalle più classiche certificazioni che garantiscono il massimo rispetto delle leggi vigenti in merito a tutela della salute ed ambiente siamo riusciti a raggiungere l’obbiettivo del riciclo del rifiuto industriale al 99%, del risparmio energetico ridotto del 34% in tre anni e ci stiamo adoperando per essere paper free entro il prossimo anno. Mettiamo a disposizione ogni anno parte dei proventi per sostenere iniziative sociali quali nuove attrezzature per ragazzi disabili, automezzi per il trasporto di anziani, nuovi spazi per lo sport giovanile… etc…

Tenere insieme i risultati economici con quelli ambientali e sociali si può quindi fare?

«In base alla nostra esperienza direi assolutamente di sì, ritengo che l’impegno anche in ambiti non solo di profitto sia la forma migliore per il rispetto della società e conseguentemente nel benessere di tutti noi.

 

Come si fa quindi a creare una relazione positiva tra impresa e società?

«Il segreto risiede nell’equilibrio tra l’ambente interno ed esterno che l’azienda deve creare. In primis bisogna lavorare su quello interno. Come imprenditore il focus è nel creare profitto, come persona e’ di crearlo in un ambiente di qualità. È in quel momento che si crea un gruppo forte e coeso, soprattutto considerando che la maggior parte della nostra vita la passiamo in ambito lavorativo. È necessario capire lo stato di benessere dei propri dipendenti e fissare con loro degli obiettivi condivisi che portino ad un risultato. Una volta raggiunto tale risultato bisogna analizzarlo e iniziare a condividerlo anche con chi sta intorno a noi, portando di fatto il nostro benessere anche fuori dalla sfera lavorativa. Penso che così facendo ne troverà giovamento la relazione personale a 360°.

 

Come mai avete deciso di entrare nel network di Beate Vivo?

«Personalmente conosco molto bene una delle due fondatrici e parlando con lei ho ripercorso un po’ la mia storia lavorativa. Finito gli studi ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia (costruzione di macchine utensili) e ho vissuto gli anni della gestione aziendale “vecchio stampo”, imparando i segreti del fare e valutando cosa si potesse migliorare dal punto di vista umano. Dopo una decina di anni ho voluto mettere alla prova me stesso e ho iniziato questa attività intuendo quello che poteva essere un nuovo mercato da sviluppare. Sin dall’inizio, l’approccio con i nuovi collaboratori è stato quello di mettere l’uomo al centro di tutto e attorno a questo concetto creare la base per gli sviluppi futuri. Per questo mi sono trovato perfettamente in linea con la visione proposta da Beate Vivo. Negli anni ho potuto notare come sia sempre più difficile creare relazioni positive, in special modo con fornitori e clienti. Il rapporto appare spesso piatto, poco aperto e asettico volto solo al raggiungimento dell’obbiettivo professionale perdendo l’essenza della relazione che sta alla base di ogni struttura sociale.

 

Nel 2022 ci sarà il primo Expo di Beate Vivo a Vicenza sulle relazioni tra azienda e pubblico. Cosa vi aspettate?

Presumo che come prima edizione sarà una “raccolta dati” sul percorso intrapreso. Sarà spunto di valutazione di quanto la necessità di una forma di cambiamento nelle interazioni sociali sia più o meno sentita con la speranza che questo progetto sia da apripista per un futuro migliore.

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